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venerdì 8 agosto 2008

Alexander

La fiera della tronfiaggine. Che ho capito la mega-produzione, la ricerca stilistica certosina quanto amplia e ricca, e una coerenza visiva pressoché totale, ma in mezzo a tutto questo gran marchingegno visivo quello che salta agli occhi è, alla fine, quasi solo l'ebbro autocompiacimento per l'apparato che si è riusciti a mettere in piedi (o, meglio, su carta). La storia, infatti, non riesce a star dietro ai disegni e alle inquadrature, non riesce a raggiungere una vera dimensione di narrazione epica, e non bastano, nell'ordine di esposizione, infinite carrellate di immani eserciti in marcia, o estenuanti scene in cui i personaggi, silenti e torvi, affrontano con lo sguardo superbo e orgoglioso l'avversario, o il proprio futuro, o le balle trifolate dello spettatore - non bastano neppure un paio di tette turgide ogni tanto, una manciata di ammicco-ammicco mescolati nella lampante tensione omosessuale, i riti orgiastici pieni di serpentoni, e confuse quanto strabordanti rimasticazioni filosofiche - non basta niente di tutto questo, o, meglio, si deve proprio a tutto questo il semplice risultato che Alexander, alla fine della fiera, risulta semplicemente essere una noia sterminata.

giovedì 3 luglio 2008

Tengen Toppa Gurren Lagann

La Gainax c'aveva già provato con 'sta storia della rivisitazione roboante dei generi, tramite quell'altalenante Abenobashi in cui ogni puntata era dedicata a un genere specifico, il tutto tenuto insieme da una premessa (rivelata a posteriori) piuttosto fastidiosa (soprattutto nel modo in cui veniva rivelata). Alla fine Abenobashi risultava così più che altro una galleria per intenditori, o, meglio, per otaku pronti lì con il fermo immagine a beccare ogni ammiccatina che gli sceneggiatori buttavano dentro. Diverse puntate, prese singolarmente, non erano però affatto male, e la stessa cosa deve essere apparsa evidente anche a quelle sagome della Gainax, che si saranno probabilmente poste la domanda che ogni spettattore assennato s'era fatto: perché non prendere un solo genere e sviscerarlo fino in fondo?
La risposta è stata Tengen Toppa Gurren Lagann, ovvero una cavalcata inesausta e parossistica attraverso una moltitudine devastante dei più biechi stereotipi del genere mecha-sci-fi-utopico-futuristico. Gurren Lagann infatti salta subito agli occhi grazie a un dispiegamento maestoso, sia a livello narrativo che visivo, di una quantità di stereotipi classici, moderni e contemporanei che ha dell'incredibile: le citazioni, le strizzatone d'occhio, le copie carbone di scene famose tratte da altri anime del genere (Evangelion? C'è. Zambot? C'è. Daitarn III? Non ne parliamo. Rocky Joe? Sì, c'è pure quello, in sovrappiù - e avanti così) non riescono neppure a contarsi, dal momento che costituiscono l'ossatura stessa, la muscolatura e l'imbellettamento dell'anime.
Il cartone non lascia respiro, ogni puntata (con una o due eccezioni, oltre alla classica puntata riassuntiva) è un avvicendarsi strepitante di angolature improbabili e dialoghi ben al di sopra di ogni riga; le accortezze furbe, poi, si sprecano, dagli occhiali di Kamina, alla sigla che cambia al cambiare del cast, dalla tipizzazione di alcuni personaggi, fino al sovvertimento tanto ironico quanto efficace di alcune relazioni.
Il risultato finale è un rimpastone di una goduria assoluta, un guazzabuglio consapevole, né denigratorio né goffo, bensì rivitalizzante, nel quale sono stati fusi tutti i fondamentali del genere, con qualche punta non consolatoria a rendere più efficacemente post-moderno il tutto (e un colpo di scena all'ottava puntata che potrebbe sembrare un autentico suicidio narrativo, e invece non è altro che l'ennesima ritriturazione ben giocata).
Tengen Toppa Gurren Lagann: uno sbrego.
(quando vedrete due corazzate interstellari attaccarsi lanciandosi addosso intere galassie, ecco, allora capirete davvero questo cartone)

venerdì 18 aprile 2008

Harvey Birdman, attorney at law

"Harvey Birdman - Attorney at Law" è una serie televisiva prodotta da Cartoon Network che è andata in onda negli Stati Uniti dal 2001 al 2007, per un totale di 39 episodi di 12 minuti l'uno, su Adult Swim (una fascia di programmi dello stesso Cartoon Network che dal 2005 è diventata un network indipendente, pur continuando a condividere le frequenze con CN).
Va detto subito che la serie è un concentrato di demenza, satira, slapstick e comicità becera (da rutti, scorregge e agghiaccianti doppi sensi sessuali) che sorprendentemente funziona e, anzi, risulta totalmente ilare.
Il meccanismo sotteso all'intera serie, e che la fa funzionare così bene, è duplice: da una parte vi è una rilettura in chiave realistica di tutti i personaggi Hanna&Barbera degli anni 60-70, i quali compaiono in veste di imputati durante i casi di cui si occupa Harvey - egli stesso ex-supereroe hannabarberiano che, stufatosi della faticosa vita del supereroe, ha deciso di intraprendere una "vera" carriera - ecco così un Fred Flintstone mafioso, Shaggy e Scooby strafatti, Topcat giocatore d'azzardo, Super Segretissimo esibizionista (e, in una puntata successiva, Morocco che fa letteralmente la talpa in Iraq), Bubu terrorista unabomberiano etc. Dall'altra, queste riletture sono infarcite di un ipercitazionismo pop che pesca a piene mani sia nei serial televisivi che nelle questioni sociali e politiche ammeregane (ridendo e scherzando vengono satireggiati i dibattiti sull'evoluzionismo, le droghe leggere, il secondo emendamento, le coppie di fatto, l'omosessualità, l'ecologia et alia). A coronare il tutto non mancano ovviamente una serie di situazioni stranianti, personaggi ricorrenti e catchphrases pure e semplici (le migliori sono il "BACK OFF!" di Reducto e la risata di Sebben, entrambi doppiati da un impagabile Stephen Colbert) che vanno a costituire un nocciolo duro dello show con il quale ci si può innerdare a piacere.
Da segnalare infine la succosa pagina dedicata sul sito di Adult Swim, e il fatto che difficilmente vedremo mai questo cartone decentemente doppiato e trasmesso qui in Italia.

domenica 9 marzo 2008

The Spectacular Spider-Man ep. #1



Dai, pur se indirizzata ai più giovincelli, a vedere questo primo episodio non è davvero malvagia la nuova serie dedicata all'arrampicamuri, "The Spectacular Spider-Man": il lavoro di regia è buono e spesso non banale, il char design di Sean Galloway è di una giusta coolness (anche se: 1 - siamo dalle parti dell'oramai solita ibridazione anime/tratto spigoloso; 2 - le narici a triangolino di Peter, quando ci sono i primi piani, m'hanno un po' impressionato), e Weisman alla produzione fa ben pensare (Gargoyles anyone?). La storyline si rifà a grandi linee più all'universo Ultimate che non a quello classico, e, grazie a dio, ci sono gli spararagnatela meccanici; una computer grafica non invadente e un buon passo narrativo completano il tutto.